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30 set Stiamo uscendo dalla crisi dei libri (digitali)?

Chi parla di libri e di lettura, soprattutto in Italia, lo fa ormai da un po’ di anni con un’aria di sconsolazione, se non di sconfitta. A forza di snocciolare  numeri col segno meno, risultato inarrestabile di una crisi a cui nessuno vuole dare soluzione, c’è da perdere quasi le speranze. Eppure, secondo i dati che emergono dall’indagine portata avanti come ogni semestre dall’Associazione Italiana Editori e presentata oggi all’inaugurazione del Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri a Venezia, il mercato libraio italiano, pur riscontrando una descrescita, dimostra anche segnali di una qualche trasformazione positiva.

Analizzando i dati forniti dall’Istat, i lettori con più di 6 anni che leggono almeno un libro all’anno sono diminuiti dal 44% del 2013 al 41,4% del 2014; i lettori forti (6 o più libri l’anno) sono sostanzialmente stabili (solo -0,02%) ma crollano quelli occasionali.

Sintomi di ripresa però vengono dal settore della lettura digitale: nel 2014 è cresciuto del 32,2% il consumo di ebook, con quasi 7 milioni di italiani (il 13,1% della popolazione) che hanno letto un ebook nell’anno passato.

È significativo che gli editori abbiamo prodotto meno libri cartacei(63.417 titoli, il 5,1% in meno rispetto al 2012) ma sia aumentata la produzione di ebook (53.739 titoli in digitale, esclusi i gratuiti, l’88,4% in più rispetto a due anni fa), per un mercato digitale che si stima al 4,4% del panorama librario totale.

(Foto: Getty Images)

In termini assoluti la crisi è in ogni caso ancora totale e consistente, pur essendoci buone notizie anche dalle librerie indipendenti che guadagnano un +8% di vendite rispetto al 2013, attestandosi al 13,8% del totale. In crescita, per contro, l’unico settore su cui l’Italia ha finora insistito meno e che sembrava lontano dall’affermarsi: quello del non cartaceo. La battaglia per l’IVA al 4% anche sui formati digitali, vinta in poche settimaneanche grazie alla mobilitazione social, sembra dare ulteriori speranze. Sta di fatto che il futuro del libro parla sempre più digitale, anche secondo Giovanni Peresson, responsabile Ufficio studi AIE: “La sfida è quella di fare in modo nuovo il mestiere del libraio o dell’editore, innovando tutti quegli elementi che ci obbligano a guardare in modo diverso i comportamenti del lettore e cliente“.

Anche se gli editori tradizionali in generale arrancano, ci sono comunque anche lì esempi di crescita. Basta citare il caso delgruppo Mauri Spagnol, che vanta nel suo portfolio marchi editoriali come Guanda, Longanesi, Salani e Vallardi: nel 2014 ècresciuto del +4,4% in libreria e del +14,2% in grande distribuzione, attestandosi a 15 milioni di copie vendute e come terzo editore italiano. Questo anche grazie ai titoli di due premi Nobel: quello per la letteratura Patrick Modiano, Dora Bruder, e quello per la Pace Malala Yousafzai, Io sono Malala.

Stiamo piano piano uscendo dalla crisi del libro e della lettura? Ovviamente bisogna essere cauti ma soprattutto rendersi conto che il ritorno allo stato pregresso è praticamente impossibile. Bisogna più che altro abituarsi a ripensare l’intero sistema editoriale in maniera alternativa. Lo conferma Peresson: “Siamo entrati in una nuova fase: di lettura, di acquisto, anche di produzione. I paradigmi stanno cambiando (…) innovazione è la parola chiave per tenere conto di una società più liquida e fluida”. E anche perché una qualche iniezione di fiducia non fa mai male.

Fonte: Wired

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